Gears of War 3 e modelli accettabili di aldilà

Al pari di un metallo o di un qualsiasi materiale deformabile che a seconda delle sollecitazioni termiche si espande o si restringe, i miei 40 anni mi stanno stretti o comodi a giorni alterni.
Un mio amico non perde occasione di diagnosticarmi la sindrome di Peter Pan, altri dicono che “la vita inizia a 40 anni, dai!”.
Non lo so.
So che per un momento mi sono sentito fuori posto davanti alla vetrina di un negozio di videogiochi, quando il riflesso dei due ragazzini che mi hanno affiancato ha smorzato il mio sorriso che era nato beato e inconsapevole di fronte alla locandina di Gears of war 3.
Mi hanno guardato, io ho guardato loro, poi ognuno per la sua strada: loro dentro al negozio e io a riprendre il cammino verso la mia destinazione.
La cosa è rimasta lì, in background, finchè tornando a casa ho ascoltato alla radio un conduttore che parlava di ciò che non possiamo recuperare più. Il discorso era allacciato in maniera molto vaga e prudente al concetto della morte, argomento che pare scabrosissimo da trattare in radio o in tv.
Chissà poi perchè.
Ad ogni modo dal background è rispuntato fuori Gears of war 3, e mi ci sono fatto una risata; no, non aver giocato a GoW3 non sarebbe un grosso rimpianto. Epperò quale sarebbe la cosa che più mi scazzerebbe, o meglio, che più mi scazzerà quando sarà il momento di lasciare questa valle di lacrime? Non valgono persone ed affetti, in questo caso.
Così, pensa che ti ripensa, la risposta è: i libri.
In vita mia al momento ho letto meno di 600 libri: un niente! Non so quando sarà la mia ora, ma la quantità di libri che riuscirò a leggere equivarrà comunque a un niente rispetto alla quantità di (buoni) libri che sono stati scritti.
A meno che ci sia un aldilà!
Se ci fosse e avesse tutti i crismi, allora sarebbe tutta un’altra faccenda. Ed ecco qui un modello (cattolico ma adattabile) di Paradiso, Purgatorio ed Inferno:

  1. Paradiso: una immensa biblioteca, pannelli di legno alle pareti, una tazza di tè verde bancha, una poltrona da lettura morbida e comoda. Fuori fa freddo ma qui dentro è caldo e accogliente. Fantastico.
  2. Purgatorio: uno studio televisivo colmo di fan del Grande Fratello; loro urlano perchè la trasmissione non inizia per colpa mia, ma io devo convincerli a disinteressarsi del GF almeno per il tempo necessario a leggere ‘I Miserabili’. Se riuscirò a convincerne almeno uno, e se a quell’uno piacesse il capolavoro di Hugo, io verrei promosso e spedito al Paradiso di cui sopra.
  3. Inferno: sempre uno studio televisivo. Io sono un fan del GF e sono incazzato come Hitler, perchè la trasmissione non inizia per colpa di questo coglione che mi sta di fronte e che vuole a tutti i costi farmi leggere un cazzo di libro che parla di sfigati con le pezze al culo.

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CC BY-NC-ND 4.0 Gears of War 3 e modelli accettabili di aldilà by CollateralMente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

One Comment

  1. La sindrome di Peter Pan, a mio modo di vedere, non riguarda la voglia di videogiocare. Ho smesso di farlo, come una volta, solo perché non ne ho più il tempo. Ma il videogioco lo considero un elemento imprescindibile della mia formazione, al pari delle versioni di latino e greco, e dei molti libri letti. Rimpianti… mai avere rimpianti… se se ne presenta uno, caccialo come se fosse uno juventino che ti suona alla porta..

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