Primo giorno

Camogli, 6 Settembre 2018: Renzo Piano inaugura con una straordinaria Lectio Magistralis il Festival della Comunicazione.

Ecco cosa ha detto.

Costruire vuol dire stare insieme, aprire un cantiere e condividere una visione in modo corale.

Mi hanno chiesto un’idea di ‘ponte’: un ponte sicuro, che duri, che possa essere mantenuto e che rappresenti la città. Un ponte sostenibile, che di giorno raccolga la luce e di notte la restituisca sotto forma di energia.

La zona sottostante è la più grande possibilità di Genova di riqualificare una periferia. È una città che non può crescere creando nuove periferie (come non possono farlo tutte le altre città): non può crearle in mare né sulle alture che devono essere riforestate: deve crescere riqualificando.

“Il mare è tutto immobile fuorché le onde” -Melville.

Il mare è un immenso registratore che ha registrato luci, profumi, rumori per migliaia di anni e lo restituisce oggi a chi ha occhi per vedere e orecchie per ascoltare. La luce ti viene incontro, viene da sud e ti rimbalza contro: sembra sempre uguale ma cambia sempre.


Chissà che la bellezza non sia una delle cose che può salvare il mondo? Lo farà una persona alla volta ma riuscirà a farlo.

Renzo Piano

Secondo giorno

7 Settembre 2018: per gli incontri ‘Colazione con l’autore’ abbiamo ascoltato la lettura di ‘Entro a volte nel tuo sonno‘ di Sergio Claudio Perroni

È un’antologia di riflessioni sulla vita, a tutto tondo: il passato, la memoria, il ricordo, il rimpianto, la gestualità quotidiana, l’ineluttabilità delle cose, i desideri antichi, la voglia di ritornare bambini, ciò che fa la differenza, lo sviluppo estremo di un’idea primordiale, la meraviglia dei sensi, la vanità dei bocconi, la bellezza delle emozioni, la pesantezza di un corpo.

Sono un dettaglio feroce di quelli che restano a ricordarti qualcuno a farti sentire qualcosa che non c’è più, sono un pettine, sono un posacenere, sono il libro che lei teneva sul comodino e non leggeva mai, sono una di quelle cose da nulla che all’improvviso diventano giganti, quelle inezie da cui di colpo si sprigiona la tenerezza di una figura perduta, sono un brutto cuscino, il suo ombrello appeso all’ingresso per un inverno che non vedrà più la pioggia, l’interruttore su cui poggiava le dita entrando nella stanza, sono il correre sbadato della tua mano a qualcosa che non è più lì, sono la minuscola assenza che richiama la presenza perduta, il niente che disegna l’enormità del vuoto, sono il moltiplicarsi dei gesti che fai per coprire il pensiero, per sviare il ricordo, e mi faccio rumore, mi faccio frastuono, mi faccio silenzio.


L’intervista a Federico Rampini: 

Abbiamo intervistato Federico Rampini, ospite del Festival, per chiedergli se gli Stati Uniti dell’era Trump sono ancora in grado di avere visione ed orizzonte. In che modo le nuove rivelazioni del New York Times sono in grado di scalfire la popolarità di Trump?


L’intervento di Massimo RecalcatiL’inconscio del libro

Massimo Recalcati

Nel mio lavoro mi occupo di cose che si estinguono.: il libro alla pari del padre, del maestro e dell’amore eterno é a rischio di estinzione.
Perché ci sono solo alcuni libri che rimangono impressi e ci segnano la vita?
E che cos’è un libro? Un libro è contemporaneamente Corpo, Mare, Coltello.
Corpo perché bisogna trasformare il libro in un corpo, le pagine in carne.
Mare perché i libri chiedono di essere aperti come i mari. Un libro chiuso è un controsenso. Ogni libro prega di essere letto e aperto. Il libro ė l’anti muro, ė desegregativo .

Ma quando la passione per il libro supera la passione per la vita e l’umanità diventa una stortura,  un muro che separa dalla vita non è più un libro-corpo.
Coltello perché taglia e scandisce la nostra vita in un prima e un dopo. Il libro è un incontro, un evento che modifica il cammino nel mondo rendendolo diverso da com’era prima. La lettura del libro modifica il nostro modo di vedere il mondo, e noi diventiamo i libri che leggiamo. La nostra libreria disegna il nostro ritratto più intimo con i libri che conserviamo.
Cosa significa leggere un libro?
Bisogna conoscere l’alfabeto e la lingua in cui è scritto. Sembra scontato ma è un passaggio che avviene da bambini con l’apprendimento.
Il linguaggio ha delle leggi che tutti condividono per potersi capire, ma il linguaggio non esaurisce il campo della Lingua. Esiste una lingua più arcaica che precede il linguaggio, Lacan la chiama ‘Lalingua’, che è il primo corpo di cui siamo fatti.
Siamo fin dalla nascita continuamente bombardati da un linguaggio continuo che inscrive Lalingua nell’inconscio, che non scompare con l’accesso al linguaggio. Lalingua è fatta di odori, affetti, sensazioni, visioni… è la brace sempre viva che continua a bruciare per tutta la vita. È un linguaggio che assomiglia più al corpo che non al significante.
Sartre diceva a questo proposito: se qualcuno si fosse introdotto nella mia testa che cosa avrebbe incontrato? Elementi della sua infanzia e crescita, ricordi e pezzi di vita. Tutti noi abbiamo una memoria singolarissima e questa costituisce Lalingua.
Philip Roth nell’elaborazione del lutto per il padre sogna la madre che gli dice delle lettere in serie. Durante il giorno capisce che quelle lettere sono una serie della prima riga della macchia da scrivere sulla quale la madre gli aveva insegnato a scrivere. Non c’è un ordine sintattico logico, ma sono pezzi di memoria.
Siamo sicuri quindi che quando leggiamo noi andiamo verso il libro e assorbiamo qualcosa oppure è il libro che legge noi? Siamo noi il libro letto dal libro?

Immagini dal Festival

Terzo giorno

Guido Barbujani

Colazione con l’autore: Guido Barbujani ha presentato il suo ultimo romanzo intitolato Tutto il resto è provvisorio, un romanzo animato da personaggi che pur inciampando cercano sempre di rialzarsi e si misurano con un passato che – come un amato peso – non si riesce mai a lasciare indietro. Anche se infine «della vita resta solo la solitudine, solo quella, mentre il resto è tutto provvisorio».

“Stiamo in bilico. Pendiamo un po’ di qua e un po’ di là. E nello stesso momento in cui nell’occhio ci si forma una lacrima, sulle dita ci spuntano gli artigli con cui potremmo fare a pezzi un nostro simile.”


Abbiamo intervistato Gad Lerner in occasione della sua partecipazione al Festival della Comunicazione – Camogli. Gli abbiamo chiesto, dato il tema del Festival [Visioni] se il giornalismo italiano è ancora in grado di avere una visione e un orizzonte, come è cambiata l’Italia dai tempi di ‘Milano,Italia’, il programma che Lerner conduceva 25 anni fa su Rai3 e infine gli abbiamo chiesto un commento sull’articolo con cui Bernard-Henri Lévy ha attaccato con decisione Jeremy Corbyn.
#festivalcom


La giornata si conclude con la conferenza di Piero Angela che parla di visione iniziando dalle cellule nervose dell’occhio per arrivare alla situazione ‘visionaria’ del nostro paese, seguita dallo spettacolo di Dente e di un Guido Catalano che più visionario di così non si può..


Terzo giorno

Per gli incontri di Colazioni con l’autore abbiamo incontrato Silvano Fuso, membro del CICAP autore di Strafalcioni da Nobel.

Con Fuso abbiamo ripercorso la storia di alcuni scienziati che, nonostante l’assegnazione del Premio Nobel, hanno assunto posizioni quantomeno bizzarre per non dire assurde.

Personalmente non sono d’accordo nel bollare come ‘ciarlatanate’ tutto ciò che non è scientificamente già dimostrato, ma questo è un terreno scivoloso sul quale farò surf in un altro momento..

Bell’incontro, comunque, e il libro merita.


Ultimi appuntamenti per questa quinta edizione del Festival: un incontro con il Professor Massimo Montanari, ordinario di Storia medievale presso la Scuola di Lettere e Beni Culturali dell’Università di Bologna dove insegna anche Storia dell’alimentazione e dirige il Master europeo “Storia e cultura dell’alimentazione”. Ritenuto, a livello internazionale, uno dei maggiori specialisti di storia dell’alimentazione ha dedicato le proprie attenzioni di studioso soprattutto a due filoni di ricerca, tra loro strettamente integrati: la storia agraria e la storia dell’alimentazione, intese come vie d’accesso preferenziali per una ricostruzione della società medievale nel suo insieme. Con la sua lezione Fiumi di vino, montagne di formaggio ci ha raccontato delle visioni che da Boccaccio in poi hanno animato le fantasie culinarie di moltissimi artisti. Infine come ultimo talk abbiamo visto per voi il talk di Federico Rampini, estratto dal suo ultimo libro Le linee rosse  il suo ultimo lavoro che raccoglie impressioni e ragionamenti di un’intera vita passata in movimento: nato a Genova, cresciuto a Bruxelles e poi corrispondente da Parigi, San Francisco, Pechino e New York, Rampini ha avuto modo di approfondire i rapporti geopolitici dominanti dell’ultimo quarto di secolo. Saggio di geopoliticaLe linee rosse si pone come obiettivo non solo la lettura dell’economia, della società e della politica mondiale alla luce dei confini e delle direttrici commerciali e politiche nevralgiche sparse sul pianeta, ma anche la riscoperta delle carte geografiche come strumenti verticali. Secondo Rampini, infatti, le mappe devono essere lette in profondità, quasi in retrospettiva, attraverso un continuo confronto con quelle che le hanno precedute.