Nulla, solo la notte

Nulla, solo la notte e in una notte, perché una notte è la cornice naturale e perfetta per questo libro.

Un libro che in realtà è una sensazione, un’ombra che compare fin dalla prima pagina: comincia a farsi strada da subito, tu sai quello che succederà (o meglio, quello che è successo), lo senti sottopelle, eppure non vuoi crederci. L’ombra alla fine diventa buio, che avvolge tutto e toglie il fiato.
Un capitolo dopo l’altro il protagonista Arthur Maxley prende per mano il lettore e lo accompagna nei suoi incontri nell’arco di una giornata, alternando il presente ai ricordi che man mano scavano dentro un buco nero. Fuori c’è la frenesia di appuntamenti, feste, musica, alcol; dentro una solitudine incolmabile e un incontro con il padre (quasi un estraneo) che incombe, richiamando alla mente i fantasmi dell’infanzia.

Williams scrive con uno stile malinconico, dolce anche nei momenti più duri. Non ci sono spigoli, ma un flusso continuo che scorre lungo tutta la storia a cavallo tra un presente dissociato e un passato che non si può dire. La traduzione (di Stefano Tummolini) risulta particolarmente riuscita a partire dal titolo: il suono di quelle poche parole delinea la musicalità del testo e la virgola scandisce le pause e la lentezza che ne caratterizzeranno il ritmo. Read more

Ex Libris di Sara

Chi conosce qualche curiosità su di me, sa bene che tendenzialmente non sopporto il Capodanno come concetto e come festa. Si porta dietro una retorica di bilanci e buoni propositi che ho sempre faticato a stilare anch’io.
Tuttavia l’unico bilancio su cui mi soffermo da qualche anno riguarda i libri, dato che la mia fidata libreria su aNobii mi aggiorna sulle statistiche di lettura. Posso quindi dire che in questo 2016 ho letto 30 libri per un totale di circa 8232 pagine.
Al di là dei numeri, il sottofondo di questo anno ha visto tra i tanti avvenimenti, la morte di Harper Lee a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione di Va, metti una sentinella, il seguito (in realtà scritto prima) di Il buio oltre la siepe.
È stato l’anno delle complicate vicende legate alla chimera Mondazzoli prima, e al Salone del Libro di Torino poi. Per finire con l’innovativo premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.
Ma per quanto riguarda me, di questo anno di libri ricordo la stanchezza e la fatica che hanno appesantito le mie letture. Ho letto poco e (spesso) male, trascinando vari libri anche per mesi interi in un continuo tira e molla. Ho cercato libri che potessero pensare (e a volte anche parlare) al posto mio ma raramente ho trovato quello che cercavo.

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American Sniper [il libro]

Da piccola ricordo di aver visto Ritorno a Cold Mountain, un film che ancora oggi è tra i miei preferiti. Già allora mi colpì una delle scene iniziali, quando viene annunciato l’inizio della guerra di secessione americana e il giovane protagonista Inman si lascia trascinare (suo malgrado) dall’euforia dei suoi coetanei arruolati, al grido di “Abbiamo la nostra guerra!”.

Non ho mai capito come si possa essere felici di una guerra, orgogliosi di combattere con le armi e non solo con le parole per difendere i propri ideali. Eppure il fascino della divisa e un bel po’ di curiosità mi ha portato a leggere American Sniper, la biografia di Chris Kyle “Il cecchino più letale della storia americana”, come recita la copertina. Read more