#44: vecchio? E’ questione di Facebook

Finalmente li ho compiuti questi 44.

Che numero strano, direte voi. Nè a metà di una decade, nè al principio. Un’età generalmente anonima, mica come i 40, o i 50… O anche solo i 45.. Invece per me questo 44 ha un senso tutto suo. Da piccolo infatti pensavo a quando sarei stato “vecchio”, ci pensavo molto più di quanto lo abbia fatto invecchiando.

Ha un senso tutto suo, dicevo, non come i 14, l’età del motorino, nè i 24, quando mi apprestavo a compiere il primo grande stravolgimento della mia vita abbandonando una carriera universitaria per un’altra… Chissà, a 44, che cosa farò!

Ed eccomi qui, a scrivere un pensiero banale e leggero sul CollateralMente. Magari banale per voi, mica per me, perchè la grande scoperta, rivelata durante il compleanno stesso mi è apparsa in modo molto nitido, ed è questa: sostanzialmente, non ci sono scoperte da fare

Si è padri, vero. Più maturi, vero. (Il giusto, e forse solo in riferimento ai 14 menzionati poco fa), ma in pratica resto lo stesso tizio innamorato del mare e delle scoperte che ero 20 anni fa.

La differenza  è che desso per ricevere gli auguri si usa Facebook: non una telefonata, non una visita umanamente calda; ne ho ricevuti un botto di virtualismi. Ma pare che Facebook stia morendo o stagnando. I trend lo danno in netto calo di audience, tanto che lo stesso Zuck ha deciso di cambiare registro e rilasciare un algoritmo che premia meno le pagine rispetto ai profili. E’ diventato vecchio anche lui, voglio dire, e con lui i suoi utenti. E’ lo strumento che più di ogni altro ha contribuito a dare la parola pubblicamente a una marea di gente che la parola in pubblico non l’avrebbe (e forse  avrebbe dovuto), averla mai. Insomma, facebook è colmo di “50enni sul web“, traguardo verso cui mi sto avvicinando rapidamente.

E quindi cosa fare? Rassegnarsi alla vecchiezza reale e virtuale? Macchè.

Bisogna darsi una ringiovanita: tra poco inizierò ad utilizzare maggiormente Instagram, che ho sempre trovato un po’ radical chic, ma che in fondo è carino. Continuerò a curiosare le tendenze tipo Snapchat, che al momento è il social teen per definizione. Coinvolgerà i nostri figli, attenti a percepire da quale luogo stiano trasmettendo così in tanti e che roba interessante debba esserci lì intorno, mentre noi siamo attenti a mettere i mi piace dall’altra parte, nella stanza vuota vicino.

E perché farò tutto questo? Per evitare che la vecchiaia diventi una questione di Facebook, immagino.

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